Archivio news
26/01/2012
L'allontanamento del traffico crocieristico da Venezia - sottolinea il Propeller Club Port of Venice - provocherebbe un grave danno economico e turistico alla città Capitaneria di Porto Autorità Portuale: a Venezia la pratica “dell'inchino” è del tutto impossibile. Confitarma attende di essere convocata dal ministro Clini

Il tragico naufragio di sabato della Costa Concordia, provocato dalla decisione di portare la nave da crociera a ridosso dell'Isola del Giglio, sta provocando polemiche su alcune particolari rotte percorse dalle grandi navi. Una di queste è quella che porta le unità da crociera nel Bacino di San Marco a Venezia.


A questo proposito l'International Propeller Club Port of Venice, che associa un'ottantina di imprese dell'economia marittima, ha pubblicato una lettera aperta in cui sostiene innanzitutto l'esigenza di far conoscere alla città di Venezia il suo porto «che - spiega l'associazione - non può essere considerato una nicchia privilegiata per pochi addetti, ma un grande motore economico che genera occupazione e distribuisce reddito alle tante attività imprenditoriali che operano nei diversi settori del commercio, del ricettivo, del turismo, dei trasporti e, complessivamente, dei servizi».


«Ciò perché, generalmente - precisa il Propeller di Venezia - si teme quanto non si conosce ed è proprio per questa ragione che enti pubblici e società impegnate nello sviluppo del porto ed in particolare della crocieristica, dovrebbero sinergicamente fare squadra per aprire il porto alla città, perché attività economiche e produttive, ma anche gli stessi cittadini, diventino consapevoli di quanto questo grande patrimonio di miliardi di investimenti fatti possa ancora apportare nel ricollocare Venezia e la sua Laguna al centro dell'interesse mondiale facendo dei due milioni di crocieristi in transito a Venezia altrettanti entusiasti “ambasciatori” dell'unicità e delle prerogative di questa nostra città e non di turisti delusi dall'atteggiamento ostile dei suoi abitanti».


«Che l'attuale situazione economica sia difficile - rileva il Propeller nella lettera aperta a firma del presidente Massimo Bernardo - non è un segreto per nessuno e tutti ne siamo a conoscenza e ne veniamo toccati. Nel porto la drastica caduta del traffico industriale, la prevista fase di rallentamento del traffico container in rapporto all'andamento dell'economia mondiale, stanno spingendo le principali compagnie del settore a rivedere i propri piani per il futuro, valutando la ristrutturazione di molti servizi, mentre alcuni progetti cinesi per la costruzione di nuovi terminal stanno per essere rallentati, diversi ordini per la costruzione di nuove navi sono stati bloccati e i grossi gruppi amatoriali stanno rivedendo gli ingenti investimenti che erano stati presi basandosi sulle previsioni di traffico nel periodo 2008-2012».


«Questa - sottolinea il Propeller - è solo la parte emergente dell'iceberg di una crisi mondiale del traffico marittimo delle merci e, probabilmente, anche di quello crocieristico dopo l'incidente della Costa Concordia, ma - come è stato chiaramente ribadito in più occasioni, dal presidente dell'Autorità Portuale Paolo Costa - questo è il momento di prepararci a ciò che si verificherà quando questa crisi perderà la sua forza devastante anche dal punto di vista psicologico e inizierà a rallentare, lasciando il passo ad una naturale, seppur lenta crescita».


«Va quindi sostenuta - evidenzia ancora l'associazione - l'importanza economica e sociale del porto nelle sue tre anime, commerciale, industriale e nautico-crocieristica. È da qui che dobbiamo tutti ripartire nella consapevolezza di lavorare tutti insieme in città e nella terraferma per raggiungere lo stesso obiettivo: la dignità e la salvaguardia del posto di lavoro e il comune benessere anche trovando accordi e soluzioni tecniche che consentano alle grandi navi di includere Venezia e il suo porto come tra i più sicuri ed i più organizzati “home port” del Mediterraneo».


«Lo sciacallaggio mediatico di questi giorni sulle grandi navi da crociera - osserva il Propeller - se da una parte può comprensibilmente rappresentare un'arma potentissima nel sentimento popolare, allo stesso tempo potrebbe rappresentarsi come un' imperdibile occasione per chi volesse definitivamente far dirottare questo importante traffico su porti viciniori concorrenti italiani e stranieri, magari più esposti a condizioni meteomarine sfavorevoli o meno sicuri in merito ai tanti obblighi sulla sicurezza della navigazione (piloti, rimorchiatori, velocità, fondali sabbiosi ecc.) che invece rendono il porto di Venezia tra i più appetibili e sicuri al mondo».


«L'International Propeller Club Port of Venice, senza ricordare il grave danno economico che comporterebbe l'allontanamento di questo traffico dalla città con l'immediato incremento del costo di tutti i servizi portuali, del mancato introito per alberghi ed esercizi commerciali, per le stesse tasse d'ancoraggio ecc. - conclude la lettera - invita Regione, Provincia, Comune, Autorità Portuale, Venezia Terminal Passeggeri e SAVE, associazioni di categoria e i ministri interessati, quello dell'Ambiente e quello delle Infrastrutture, ad un tavolo comune che sia in grado, in tempi cronometrici, di avviare una seria politica di interventi mirati al consolidamento di questo traffico e non ad alimentare, come invece sta avvenendo, sterili polemiche in grado, questo sì, di creare perdite di posti di lavoro, tra diretto ed indotto, per almeno 3.000 famiglie già preoccupate per i danni che l'effetto annuncio dei rischi di una crociera sta già provocando in milioni di potenziali clienti italiani ed esteri».


Intanto la Capitaneria di Porto e l'Autorità Portuale di Venezia, al fine di evitare equivoci, hanno chiarito che la pratica “dell'inchino” delle navi da crociera , cioè la deviazione di rotta per avvicinarsi alle coste che è stata attuata dalla Costa Concordia per portare il proprio “saluto” all'Isola del Giglio, è del tutto impossibile nello scalo lagunare e nell'intera Laguna di Venezia. «Contrariamente a quanto spesso detto e scritto negli ultimi giorni - hanno spiegato le due istituzioni marittimo-portuali - Venezia, essendo un porto lagunare, consente alle navi solo un passaggio obbligato lungo specifiche rotte che non ammettono deviazioni».


«Le navi da crociera - hanno precisato Capitaneria di Porto e Autorità Portuale - non hanno (e non possono avere) libertà di navigazione sull'intero specchio acqueo della laguna. Il loro passaggio (nel bacino di San Marco, nel canale della Giudecca) avviene in piena sicurezza, seguendo una sorta di “corridoio” che impedisce fisicamente, anche in relazione ai fondali e al pescaggio delle navi, di avvicinarsi - volontariamente o involontariamente - alle rive».


«Le rigide norme di sicurezza, dettate dalla Capitaneria di Porto con specifiche ordinanze - hanno sottolineato Capitaneria e Port Authority - prevedono che le navi siano accompagnate da due rimorchiatori. Inoltre, due piloti affiancano il comandante della nave ancor prima che le navi da crociera entrino dalla Bocca di porto di Lido e lo assistono nelle manovre fino all'ormeggio in Marittima (San Basilio)».


Anticipando nel frattempo l'intendimento espresso dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, di sentire gli armatori , ed in particolare la Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), «per un programma volontario e condiviso volto a promuovere un turismo intelligente» e la difesa dell'ambiente e dei mari, ieri il presidente di Confitarma, Paolo d'Amico, ha inviato una lettera al ministro comunicando la propria disponibilità al riguardo.


La Confederazione Italiana Armatori, sottolineando lo «spirito di massima collaborazione che ha sempre animato i suoi rapporti con le istituzioni», ha quindi auspicato che sia fissato al più presto un incontro prima che sia definito qualsiasi provvedimento in materia.